Caffè Napoletano: storia, origini e curiosità
Caffè Napoletano: storia, origini e curiosità

Il caffè napoletano rappresenta molto più di una semplice tradizione: si tratta di una bevanda simbolo per la città di Napoli, caratterizzata da una storia affascinante e particolare allo stesso tempo, che fa parte della quotidianità dei suoi abitanti e che incanta persone provenienti da tutto il mondo.


Caffè Napoletano: storia, origini e curiosità. Partiamo dal presupposto che il caffè napoletano è considerato da tutti il migliore al mondo, un must per tutti gli amanti di questa eccezionale bevanda calda. Curioso di scoprire di cosa si tratta? Allora non perderti il resto dell’articolo!

 

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Le origini del Caffè Napoletano

Il caffè viene gustato in tutta Italia, da Nord a Sud, e ce lo invidiano tutti, ma proprio tutti, tanto è vero che in tanti cercano di copiarlo. Non è un caso visto che l’Italia è la vera patria del caffè, l’icona per eccellenza conosciuta in tutto il mondo. Ma forse non tutti sanno che nel Bel Paese esistono ben due tipi di caffè: il caffè italiano e il caffè napoletano. Il primo viene preparato in tutte le città italiane, tostato, prodotto e servito in maniera identica ovunque; nella capitale partenopea, invece, viene preparato con una miscela, tostatura e preparazione diversa, differenziandosi naturalmente per storia e tradizione.
Il Caffè Napoletano, secondo la vulgata più diffusa, venne introdotto intorno al 1770 da Maria Carolina D’Asburgo. In questo modo, capovolse le dicerie negative su questa bevanda, che riguardavano il fatto che portasse sfortuna a causa del suo colore nero. Con l’arrivo della regina, invece, che sposò Ferdinando IV di Borbone, il caffè napoletano divenne il rituale che oggi viene conosciuto in tutto il mondo. Ma non solo, sempre a lei si deve anche il gustoso abbinamento con il cornetto, specialmente al gusto di crema e amarena. Si racconta anche che nel 1771, nella Reggia di Caserta, fu organizzato un ballo dove il caffè fu servito da quelli che, probabilmente, furono i primi baristi, vestiti con giubba e cappellino bianco, facendo nascere il primo Caffè del Regno di Napoli.
Nel corso dei secoli, poi, il caffè napoletano divenne l’unica bevanda popolare che riuscì a ispirare i grandi protagonisti del teatro, della letteratura e della musica, sia nazionale che mondiale. Parliamo ad esempio di Eduardo De Filippo, di Sofia Loren, di Massimo Troisi e Pino Daniele.

Differenze tra caffè italiano e caffè napoletano

Andiamo ora a scoprire, nello specifico, le tre principali differenze tra il caffè italiano e quello napoletano:

  • miscela: il caffè napoletano si differenza per il suo gusto più forte e deciso, grazie alla più lunga tostatura dei chicchi di caffè a temperature più elevate, a una maggiore quantità di caffeina e alla qualità robusta e meno dolce. Viene caratterizzato anche dalla famosa cremina che si forma in superficie, dovuta proprio alla specie robusta: per questo motivo il caffè napoletano deve essere sempre “rigirato” con il cucchiaino, direttamente nella moka o nella napoletana se preparato in casa, o nella tazzina se consumato al bar;
  • acqua: uno dei due ingredienti, insieme alla polvere di caffè, che caratterizza il caffè napoletano. L’acqua napoletana utilizzata proviene dalle sorgenti del Serino, nei monti irpini, già bevuta ai tempi degli antichi romani, e che ancora oggi risulta una delle migliori per caratteristiche organolettiche e purezza;
  • modo di servire il caffè: il caffè napoletano deve essere servito in una tazzina di porcellana bombata e bollente: da qui la classica esclamazione in vernacolo “Comm’ cazz’ coce”. La tradizione vuole che venga bevuto anche un abbondante sorso d’acqua per “pulire” bocca e palato prima di guastarlo, naturalmente servito in maniera gratuita nei bar di Napoli.

 

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La Cuccumella napoletana

Tutti conoscono il caffè napoletano, ma in pochi sanno che si prepara con la cuccumella e non con la moka. Si tratta della tipica caffettiera napoletana che viene utilizzata proprio per produrre la bevanda calda più diffusa in Italia.
Il termine cuccuma deriva dal napoletano cuccuma (che indica un recipiente in rame, poi sostituito dall’alluminio); la cuccumella fu inventata in Francia da Morize, nel 1819, ma a Napoli riuscì a perfezionarne l’utilizzo, garantendone la diffusione tra le mura domestiche della città. Il suo metodo di preparazione richiamava quella turca, e prevedeva la la cottura della polvere in acqua; attraverso l’uso di un doppio filtro, il caffè veniva preparato per infusione con acqua bollente fatta calare dall’alto. Vediamo le quattro componenti della cuccumella:

  • il serbatoio in cui viene messa l’acqua;
  • il contenitore per il caffè, in cui viene messo il macinato;
  • il filtro;
  • il serbatoio del caffè, che si incastra sopra a quello dell’acqua, dove si trova il caffè pronto.

 

Per realizzare un ottimo caffè con la cuccumella, non si deve eccedere con il caffè macinato e con l’acqua, tutto deve equilibrato:
si inserisce l’acqua nel serbatoio;
si mette il macinato nel contenitore, senza pressarlo;
si avvita il filtro sul contenitore del caffè e si incastra sul serbatoio dell’acqua, con i due manici della caffettiera allineati;
si mette sul fuoco e quando inizia a uscire il vapore dal foro del serbatoio, si capovolge la cuccumella e si attende qualche minuto il caffè.

 

Il caffè sospeso a Napoli

La tradizione del caffè sospeso nasce a Napoli; alcuni la fanno risalire al periodo post seconda guerra mondiale, quando chi si poteva permettere un caffè al bar, lasciava un extra al gestore per permettere a chi veniva dopo e non poteva pagare, di poter godere ugualmente del caffè. Secondo altri, invece, la nascita del caffè sospeso sia stata generata dai gruppi di amici che si trovavano al bar a fare colazione insieme: i conti non tornavano mai per “eccesso”, ma vista la loro generosità, anziché chiedere al barista di avere quei soldi in più indietro, decidevano di lasciare il caffè sospeso per chi ne avesse bisogno.
Ecco le parole di Luciano de Crescenzo sul caffè sospeso che spiegano in maniera impeccabile questa grande tradizione:
Una volta a Napoli, nel quartiere Sanità, quando uno era allegro perché qualcosa gli era andata bene, invece di pagare solo un caffè ne pagava due e lasciava il secondo caffè, quello già pagato, per il prossimo cliente. Il gesto si chiamava “caffè sospeso”. Poi, di tanto in tanto, si affacciava un povero per chiedere se c’era un “sospeso”. Era un modo come un altro per offrire un caffè all’Umanità”.

Questa consuetudine resiste ancora oggi, anche al di fuori di Napoli, nel resto d’Italia e nel mondo. Addirittura, oltre al caffè, si è soliti anche lasciare un’intera colazione, un tramezzino o un piatto della casa per chi non può permettersi un pasto. Da qualche anno è nata anche la cosiddetta Rete del Caffè Sospeso, che raccoglie risorse alimentari per venire incontro alle necessità di tutti.

 

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